Dizionario dei Pittori Bresciani
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GIUSTI GIUSEPPE.

Genova, 6 marzo 1895.

Bresciano d'elezione, dalla vicinanza a Emilio Rizzi, Bruno Degl'lnnocenti e altri noti pittori locali ha tratto, personalizzandola, la visione elegiaca sorretta da studio e tecnica severi.  Ha così potuto affrontare con uguali esiti la natura morta, il paesaggio o il ritratto resi con impronta postimpressionista. La sua attività in esposizioni risale agli anni Venti.  Nel 1926 partecipa alla Mostra interregionale arti decorative dove espone una «vetrata»; nel 1927 è accolto alla Biennale di Monza. La vetrata è un altro aspetto della attività di Giusti, che negli anni Trenta altre nerealizza per le chiese dei frati calzati di Roma, a Varese, a Rapallo e in località lombarde.Soggiorna per qualche tempo in Svizzera, poi a Milano dove opera anche come miniaturista.  Le sue piccole porcellane vanno per lo più a finire nelle botteghe dei gioiellieri di piazza del Duomo e dintorni della metropoli lombarda. Non tralascia tuttavia l'arte di cavalletto: Bergamo, Parma, Genova e Brescia lo ospitano in mostre personali. Trasferitosi nella nostra città, abita sul Ronchi, dalle parti di S. Francesco di Paola, ed è in quella casa che, preso da sconforto, distrugge numerosi dipinti, deciso ad abbandonare l'attività pittorica. Con il trascorrere del giorni torna sulla decisione e riprende ad operare, partecipando anche a mostre collettive e premi a Gardone Riviera, Cesena, Brescia, fino alle personali locali allestite al «Bistro», (1975) e alla «S.  Michele», (1979, 1980).
 
BIBLIOGRAFIA (bresciana).
L.S. Arte, «La Voce del popolo», 2 marzo 1973.
L. SPIAZZI, «Galleria Bistro», Brescia, 25 gennaio-7 febbraio 1975.
U.C., «Galleria S. Michele», Brescia, 3-15 febbraio 1979.
L. SPIAZZI, Arte in città, «Bresciaoggi», 10 febbraio 1979.
AA.VV., «Brescia'80», Brescia, I -1 I maggio 1980, Catalogo.
U.C., «Galleria S. Michele», Brescia, 8-20 novembre 1980.
«G. GIUSTI», Tipografia Model grafica, Milano, s.d. (Contiene testi da P.A. Sangiorgi, B. Barbieri, 1. Tassinari).
 

GLISENTI ACHILLE

Brescia, I ottobre 1848-Firenze, 21 dicembre 1906.

Dapprima allievo di Campini e poi a Milano di Eleuterio Pagliano, soprattutto da questi apprende il gusto al quadro di genere, rimanendo estraneo al movimenti più attuali degli anni dal '60 al '70, che reagiscono alla pittura accademica che aveva nel Pagliano stesso, nell'Induno, Hayez e Bertini a maggiori esponenti. Al periodo milanese segue un soggiorno a Monaco di Baviera, dove frequenta lo studio di Diez e si fa amico di Bocklin.E di questo periodo Il saltimbanco, in seguito esposto a Firenze in occasione di mostra alla Società di ß.A. e premiato con medaglia d'oro.  Il dipinto è acquistato dal conte di Frassinetto che diviene estimatore del pittore nostro.  Tornato in Italia, è per un breve periodo a Roma, quindi a Firenze dove si stabilisce definitivamente.  Qui conosce i Macchiaioli dai quali, pur restando fedele al canoni cui è stato educato, trae il gusto della pennellata mossa, dell'aria aperta e della maggiore varietà di motivi, acquisendo una più spiccata modernità, a cui fanno da supporto «l'ingegno pittorico e la consumatezza del disegno che rendono Glisenti una delle figure più significative dell'Ottocento bresciano». Fra le sue opere si possono ricordare: Le cucirci, Matrimonio, Battesimo nel Tirolo, Il venditore di giornali sacri, Benedicit, Vecchia che fila, La cavalcata, L'ultima risorsa, I due cugini, Il ritorno; con altre opere della Pinacoteca, Ci sei caduto e Raccolta del granolurco, nonché Pane nostro ricordato in palazzo della Loggia. Secondo N.F. Vicari, Glisenti «fu narratore, un piacevole narratore che conobbe l'arte di farsi ascoltare e che il pubblico amò e spesso predilesse.  Fu anche buon patriota e combattente con Garibaldi nel 1866».
 
BIBLIOGRAFIA
«Il Cittadino di Brescia», 29 agosto 1879, Esposi ione d'arte a palazzo Bargnani. «La Sentinella bresciana», 8, 9, 10, 12 e 26 settembre 1879, Esposizione a Brescia. «Arte e storia», 1882, p. 239.
«Illustrazione italiana», Vol.  Il (1 886), p. 493.
E.D., Esposizione all'Arte infamiglia, «La Sentinella bresciana», 7 settembre 1890. «La Sentinella bresciana», 31 agosto e 4 settembre 1893, Al Circolo artistico. «La Sentinella bresciana», 17 agosto 1898, Esposizione d'arte moderna.
«La Sentinella bresciana», 21 ottobre 1903, Pel Legato Brozzoni. «Illustrazione italiana», Vol.  Il (1906), p. 365.
«La Sentinella bresciana», 23 e 24 dicembre 1906, Necrologi. (Si veda in uguali date «La Provincia di Brescia»).
V. LA ROCCA, Ilpittore A. Glisenti, «Illustrazione bresciana», 16 marzo 1907. «La Sentinella bresciana», 27 marzo 1907, I quadri di A. Glisenti.- una geniale monografia. (Fa riferimento all'inserto di «Illustrazione bresciana», n. 86 del marzo 1907). «La Sentinella bresciana», 6 agosto 1909, L'Esposizione artistica. «La Sentinella bresciana», 8 e 22 agosto 1909, Esposi.-ione d'arte.
P. F.(eroldi), L'arte a palazzo Bargnani, «La Sentinella bresciana», 15 settembre 1909.  Passim.  DE GUBERNATIS, «Dizionario degli artisti italiani», «Gruppo Amatori dell'arte», Brescia, 6-20 maggio 1923, Catalogo.
G. BAGNI, La terza mostra nazionale di pittura e scultura, «La Provincia di Brescia», 13 maggio 1923.
N.F. VICARI, A. Glisenti un pittore bresciano, «Il Popolo di Brescia», 25 gennaio 1929.
COMUNE DI BRESCIA, «Mostra della Pittura bresciana dell'Ottocento», Brescia, 1934, Catalogo.
G. NICODEMI, La Pittura bresciana dell'Ottocento, «Emporium», Vol. 80 (1934), p. 37.
L. VECCHI, «Brescia», monografia per gli a. 1941-1942, p. 80.
U. VAGLIA, «Dizionario degli artisti e artigiani della Valsabbia», 1948. (Fa il nome del fratello
Fabio, morto il 12 dicembre 1926).
V. LONATI, Arte di ieri e arte di oggi, «Commentari dell'Ateneo», Brescia, 1954.
G. PANAZZA, «La Pinacoteca Tosio Martinengo», Ed.  Alfieri e Lacroix, Milano, 1959.
U. VAGLIA, «L'arte del ferro in Valle Sabbia e la famiglia Glisenti», Supplemento ai «Commen-
tari dell'Ateneo», Brescia, 1959.
«Storia di Brescia», Vol.  IV.
A.M. COMANDUCCI, «Dizionario dei pittori... italiani», tutte le edizioni.
 

 

GLISSENTI FABIO

Parigi, 26 agosto 1909-Brescia, 20 dicembre 1974.

Di Angelo e di Florentine Dèlecampe, Fabio Glissenti nasce in Francia perché il padre, appassionato ricercatore meccanico, colà si era temporaneamente trasferito per motivi professionali.  Il nome di battesimo gli deriva da quello del nonno, l'avv.  Fabio Glissenti autore di saggi storici, a lungo segretario e vicepresidente del civico Ateneo bresciano.
Nel 1913, tomata la famiglia a Brescia, vive il clima intellettuale e artistico della città: Achille Regosa, del piccolo Fabio modella il ritratto, custodito dagli eredi, e altro ne plasma della sorellina Francesca (1 914 c.a.).
Dalla professione del padre è indirizzato verso discipline tecniche, ma fin da quel precoci anni manifesta attitudine alla pittura realizzando i ritratti dei maggion romanzieri e poeti conosciuti nei libri: quel disegni sono in buona parte venduti durante una esposizione allestita nelle aule; presso il figlio, uno ne resta, dedicato a Victor Hugo.Assunto dalla «Bottega d'arte», di Dante Bravo (v.) si fa apprezzare quale restauratore di antiche, preziose suppellettili, in particolare di porcellane.  E l'abilità dimostrata gli procura lavoro presso noti antiquari bresciani; anche il Municipio gli affida il restauro di numerose stampe. Nel campo pittorico è autodidatta, ma le opere adornanti abitazioni di parenti e conoscenti attestano che Fabio Glissenti ha proficuamente guardato i Maestri dell'ultimo Ottocento francese, gli emergenti esponenti della compagine bresciana, soprattutto di quelli accolti nella «Bottega d'arte», a lungo rivaleggiante con la «Galleria Campana» (v.  Campana F.lli) fino alle soglie del secondo conflitto mondiale promotrice di indimenticate rassegne artistiche.  Autore di ritratti e di paesaggi, schivo, esigente con se stesso, ha distrutto gran parte del suoi dipinti e quasi mai partecipato a mostre.  Ciò nonostante, all'Ateneo è stato affidato il ritratto del nonno avv.  Fabio Glissenti (1 918) e in casa di eredi altri visi restano: della nonna patema, della madre Florentine, della sorella Rosa, del figlio Filippo.  I paesaggi sono per lo più dedicati alla vecchia Brescia, al dintorni collinosi ricreati con tocco mosso e costruttivo.  Meritevoli di cenno alcune nature morte fra le quali si distingue Galline in cui disegno si colora e intride di luce rosata; accanto varie composizioni con figure poste entro silente atmosfera.
 
BIBLIOGRAFIA
«Il Mostra del sindacato prov.  B.A.», Brescia, 1934, Catalogo.
P. FEROLDI, Orientamenti.... «Il Popolo di Brescia», 26 novembre 1936. «Giornale d'Italia», 27 novembre 1936.
P. FEROLDI, Precisazioni, «Il Popolo di Brescia», 2 dicembre 1936.
«IV Mostra del sindacato prov.  B.A.», Brescia, 1938, Catalogo.
P. FEROLDI, La quarta sindacale d'arte, «Il Popolo di Brescia», 15 febbraio 1938. «VI Mostra del sindacato prov.  B.A.», Brescia, 3-24 maggio 1942, Catalogo.  E. PASINI, Sesta sindacale delle arti, «L'Italia», 16 maggio 1942.
 

 

GOLDANI AGOSTINO

Verolanuova, 16 novembre 1915-Remedello, 30 ottobre 1977.

Autodidatta, ha frequentato la scuola elementare fino alla IV classe; a diciotto anni parte volontario per l'Africa orientale e al ritorno (1937) è assunto dalle Acciaierie di Brescia dove lavora fino al 1945.  Coinvolto in un bombardamento abbandona lo stabilimento e per alcuni anni è rappresentante di una ditta che fabbrica liquori.  Ammalatosi, deve rinunziare anche a questa attività: lo sostiene la moglie, Dionisia Bandiera, sposata nel 1940. L'infermità, la disoccupazione lo isolano e l'affrangono, dandogli la sensazione di appartenere alla schiera degli sconfitti dalla vita.  Da questa amara situazione scaturisce la sua pittura, tenuta tenacemente nascosta anche ai famigliari. Nonostante la sua impreparazione, attraverso i suoi disegni e dipinti si ravvisano echi da Carrà a Sironi (per la severità), Maccari (per la fantasia grottesca), Chagall (per la liricità fabulistica). Le sue opere sono ancor da scoprire perché l'unica mostra allestita, postuma, presentava succinta raccolta.  Ciò non di meno si è rivelata sufficiente a delinare un notevole talento pittorico che nelle figure ha saputo esprimere l'amarezza provocata da «l'urto di una innocenza per sempre ferita a morte» con la realtà contingente.
 
BIBLIOGRAFIA
G. TONNA, «A.  Goldani», Editrice Galleria dell'Incisione, Brescia, 20 ottobre 1979. (In occasione della mostra postuma).  Si vedano i quotidiani prossimi alla data di apertura della rassegna.
G. STELLA, Arte, «La Voce del popolo», 4 aprile 1980.

 

GOLIA CARLO

Torre Annunziata, 10 aprile 1944.

Residente da anni a Brescia, nel 1973 ha esposto in personale a Lumezzane, ripetendosi in città nel 1974 e nel 1980.  Ma altre mostre ha frattanto allestito: a S. Felice del Benaco, Palazzolo (1 975), a Milano e Cremona (1 976, 1977), a Roma 1977; partecipando nel contempo a varie collettive in Brescia, Peschiera, Genova, Caravaggio, Milano. Pittura spontanea la sua, dai colori vivaci dedicati a cieli, a marine, a paesaggi polari 110 ed equatoriali.  Atmosfere silenti e immense suscitatrici di emozioni e stati d'animo diversi.  Nella figura Golia accosta volti femminili; dalla critica è rilevata la espressione drammatica raggiunta con Crocifisso «su cui incombe la notte: conclusiva simbologia di riscatto, di resurrezione dell'uomo».
 
BIBLIOGRAFIA (bresciana).
0. DI PRATA, «Galleria Piccolo S. Michele», Lumezzane, 1973.
AA.VV., «Galleria A.A.B.», Brescia, 12-25 gennaio 1974.
AA.VV., «Galleiia Inganni», Brescia, 9-21 marzo 1974.
AA.VV., «Galleria Inganni», Brescia, 15-27 marzo 1980.
 

 

GORLA DOMENICO

Rovato, 22 novembre 1906-Orzinuovi, 1981

Segnalato da Mons.  Antonio Fappani, Domenico Gorla ha lungamente operato a Milano dove risiedette fino a poco prima della morte.

 

GORLA ORNELLA

Alzano Lombardo, 6 gennaio 1946.

La figura umana, quella femminile in particolare, è il tema prediletto da Omella Gorla.  Donne colte nella loro intimità; sia essa silente perché isolata in una stanza, sia quella condivisa in momenti salienti dell'esistenza.  Nel cammino artistico percorso, la pittrice ha tuttavia modificato il segno realizzatore.  La tecnica fatta più sicura e variegata, per l'eleganza formale che, sacrificata l'incidenza del segno a volte tortuoso che poteva significare una sottolineatura, testimonia la acquisita chiarezza del proposito svolto. Le ultime sue eleganti, raffinate e sinuose figure femminili sono pertanto divenute le protagoniste, emblemi, di una attualità che le coinvolge e le conduce a riscattarsi.Nel paesaggio invece, Omella Gorla predilige motivi raccolti, solitari offere-ati una luce di pacate, avvolgenti atmosfere.
Alle mostre personali ricordate dalla bibliografia se ne devono aggiungere altre allestite in varie località: Iseo (1 97 1), Mantova (1 972), Assisi (1 973) con numerose presenze a collettive provinciali e regionali.
 
BIBLIOGRAFIA
L. SPIAZZI, «Galleria La Loggetta», 13-29 novembre 197 1.
«L'Ora serena», I I novembre 197 1, Giovane pittrice alla Loggetta.
L. SPIAZZI, «Galleria A.A.B.», Brescia, 15-27 aprile 1972.
«Galleria La cornice», Desenzano, 9-21 settembre 1972. (Con testo tratto da L. Spiazzi).  AA.VV., «Galleria A.A.B.», Brescia, 10-22 novembre 1973.
ELARCO, «Galleria A.A.B.», Brescia, 8-20 novembre 1975.  L. SPIAZZI, Arte in città, «Bresciaoggi», 15 novembre 1975. «Arte bresciana oggi», Sardini Ed.  Bornato.
 

 

GORNI NINO

Brescia, 1940.

Diplomato presso l'Istituto d'arte di Castelmassa (Rovigo), ha operato quale designer nel settore dell'arredamento.Le sue presenze in mostre s'evidenziano a partire dal primi anni Settanta, con la segnalazione conseguita al Concorso Primavera, in città, del 1973, alla quale è seguita altra segnalazione in concorso ghedese dello stesso anno.  Ulteriori partecipazioni a mostre provinciali sono da ricordare: a S. Polo, Visano, al «Premio Moretto».
Fuori città è presente a Chiusdino (Siena-1974), Milano (1975), Orvieto (1975), Caravaggio (1975).  Due suoi dipinti sono alla P' inacoteca municipale di Chiusdino.Non ci risulta abbia allestito mostre personali.  Suoi dati essenziali e note maggiormente ampie sono in «Panorama d'arte», edito da Magalini, Brescia, nel 1977, p. 312.

GOSETTI EMILIO

Goglione Sopra, 24 aprile 1897 - l aprile 1928.
Nato nella località oggi chiamata Prevalle, fu religioso carmelitano scalzo. AI secolo Gian Domenico Gosetti, è figlio di Isidoro e di Teresa Rivetta.
La cagionevole salute lo condusse a cure in vari sanatori, da quello di Venezia a quello di Brescia, da Salò a Venezia ancora.
La sua virtù lo ha portato ad essere considerato in odore di santità. Nonostante la grave malattia ha saputo edificare quanti lo hanno conosciuto ed a dedicarsi alla pittura e all'opera plastica, di cui non si conoscono però gli esiti.

GOTTARDELLO DANTE

Ghedi, 27 febbraio 1940.

Autodidatta, ha iniziato a dipingere aderendo ad una passione da tempo coltivata dentro di sé.  Presente a esposizioni provinciali, si ricordano fra esse i concorsi in Acquafredda, Calvisano, ßovegno.  Ha altresì allestito mostre personali a Ghedi.  Prevalentemente grafico, predilige ritrarre scorci di paese, angoli suggestivi o monumentali della città nostra, anche in composizioni di notevole fonnato.  Esemplare significativo della sua «grafica», è lo Scorcio e Duomo di Brescia accettato alla mostra «Brescia '80», ordinata in città nel maggio 19 80.Il tratto accurato, dalla evidente chiarezza compositiva, sa proporre la plasticità di rustiche mura, di nobili architetture nell'altemarsi di luce e ombra dato dai vuoti e dal pieni delle strutture ritratte.
 
BIBLIOGRAFIA
AA.VV., «Brescia'80», Brescia, I -I I maggio 1980.  Catalogo.
 

 

  1. GOTTARDI ADRIANA
  2. GOTTARDI GIANCARLO
  3. GRASSI ANTONIO
  4. GRASSO CAPRIOLI ADRIANO

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