Dizionario dei Pittori Bresciani
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GIUGNO FRANCESCO

Brescia, 1574-1651.

Secondo le «Guide», egli fu allievo di Pietro Marone e- di Palma il Giovine, derivando da quest'ultimo l'arte, tanto che taluni lavori per molto tempo sono stati alternativamente assegnati or all'uno or all'altro. Giugno è fra gli artefici operosi in S. Maria delle Grazie nel 1617: un gruppo comprendente il Marone, Camillo Rama, Viviani, Pilati, i due Gandino, il Fiammenghino e la cui fama era assai vasta.  Figurista, Francesco Giugno fra tutti godeva di larga simpatia sia per il piacevole, caldo colorito di scuola veneta, sia per la accurata composizione. Con i più noti quadratiseli operò altresì in numerosi edifici sacri e non, in Brescia e fuori.  A Bergamo, ad esempio, o ad Adrana bergamasca, o nel Vicentino, come afferma il Ridolfi od a Casalmaggiore. Nel Bresciano si possono citare suoi interventi a Bovegno, Carpenedolo, Chiari, Marcheno, Nave, Nuvolera, Rodengo, Sale di Gussago, Padenghe, Quinzano.  Indicative della sua arte sono Il ripudio di Agar, in S. Maria delle Grazie, la Madonna degli orefici, in S. Maria del Carmine a Brescia; così come nella bergamasca chiesa del Carmine dipinse il Martirio di S. Barbara, datato 165 1, e che precede di poco l'incarico avuto dal Duca di Mantova di dipingere il palazzo della Favorita; incarico troncato sul nascere dalla morte del pittore. Dilettandosi di musica e di teatro, nella sua casa riuniva appassionati di queste discipline nella «Accademia del Sollevati».  Per alcuni fu anche autore di quadri di battaglie.
 
BIBLIOGRAFIA
0. ROSSI, «Elogi storici di bresciani illustri», 1620.
C. RIDOLFI, «Le meraviglie della pittura», 1648.  Ed. 1934, Berlino, Vol. 11, pp. 253, 254.
M. BOSCHINI, «Le ricche miniere della pittura», Venezia, 1664.
E. PAGLIA, «Il giardino della pittura», 1692-1694.  Ed.  Boselli, 1958-1967.
L. COZZANDO, «Vago e curioso ristretto della storia bresciana», 1694.
G.A. AVEROLDI, «Le scelte pitture di Brescia», 1700.
P.A. ORLANDI, «Abecedario pittorico», 1704.
E. MACCARINELLI, «Le glorie di Brescia», 1747.  Ed.  C. Boselli, 1959.
G.B. CARBONI, «Notizie storiche di pittori e scultori», 1776, Ed.  C. Boselli, 1962.
B. ZAMBONI, «Memorie intorno alle pubbliche fabbriche ... », 1778.
L. LANZI, «Storia pittorica dell'Italia», Bassano, 1795.  Ed. 1823.
E. NICOLI CRISTIANI, «Vita e opere di L. Gambara», Brescia, 1807.
P. ZANI, «Enciclopedia metodica critico ragionata di B.A.», 1819-1824.
P. BROGNOLI, «Guida di Brescia», 1826.
S. TICOZZI, «Dizionario dei pittori, scultori ... », Milano, 1830-1833.
A. SALA, «Pitture e altri oggetti di B.A.», 1834.
E. DE BONI, «Biografie di artisti», Venezia, 1840.
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G. ROSA, Il Broletto di Brevcia, «Commentari dell'Ateneo», Brescia, 188 1.
S. FENAROLI, «Dizionario degli artisti bresciani», 1887.
A. GNAGA, «Guida di Brescia artistica», Brescia, 1903.
A. UGOLETTI, Brescia, Ist.  Italiano d'arti grafiche, Bergamo, 1909.
P. GUERRINI, Elenco della, opera, d'arte della Dio(-esi, «Brixia sacra», 1920 e segg.
P. GUERRINI, «Il santuario della B.V. delle Grazie», Brescia, 1923.
E. BtNtZIT, «Dictionnaire des... peintres», Paris, 1924.
G. NICODEMI, «Guida di Brescia», 1926.
P. GUERRINI, La galleria delpatrizio P. Brognoli, «Commentari dell'Ateneo», Brescia, 1927.
L. Ft D'OSTIANI, «Storia tradizione e arte per le vie di Brescia», Brescia, 1927.
A. PINETTI, «Inventario degli oggetti d'arte di Bergamo», Roma, 193 1.
«Cronache bresciane inedite», 193 1.
E. CALABI, «La pittura a Brescia nel Sei-Settecento», Brescia, 1935.
A. MORASSI, «Elenco delle cose d'arte e di antichità: Brescia», Roma, 1939.
C. BOSELLI, Spoliazioni napoleoniche, «Commentari dell'Ateneo», Brescia, 1960.
E. MURACHELLI, Secondo s pplemento a La pittura nel Sei-Settecento, «Commentari del l'Ateneo», Brescia, 1960.
«Storia di Brescia», Vol.  III.
C. BOSELLI, F. Giugno, pittore bresciano: la data della sua morte e alcune opere bergamasche, «Arte veneta», a. XXIII, 1969, pp. 223, 226.
G. PANAZZA, Le manifestazioni artistiche della sponda bresciatici..., «Il lago di Garda», Ateneo di Salò, 1969, p. 236.
G. PANAZZA, Pittura e scultura nel Broletto, «Commentari dell'Ateneo», Brescia, 1970.
 

 

GIULIANO DI JACOPINO e GIULIANO DI GIOVANNI DA BRESCIA

Documentato nel Registro delle custodie notturne del 1435, Giuliano di Giacobino non sembra identificarsi con Giuliano di Giovanni da Brescia, nel 1427 fuggito da Volterra perché colpevole di condurre vita scandalosa.  Sia all'uno che all'altro nome, comunque, non corrispondono opere note.
 
BIBLIOGRAFIA
S. FENAROLI, «Dizionario degli artisti bresciani», 1887. «Storia di Brescia», Vol. 11.

GIULIO DA BRESCIA

Secolo XVI.
Sia la "Storia di Brescia" che la "Enciclopedia bresciana" lo dicono frate e medaglista. Una sola opera testimonia la sua attività ed è una medaglia del nobile Matteo Avogadro conservata al Museo Cristiano. Nel verso é la firma e la data (1534). Nello stesso Museo è conservato un modello in cera della stessa medaglia, ma al posto della scritta è lo stemma dell' Avogadro.
 

GIUPPONI ERNESTO

Brescia, 22 aprile 1924.

Autodidatta, ha al suo attivo numerose partecipazioni a mostre provinciali fra le quali si citano i Premi Caprino Veronese, Bormio, Bomato, S. Agata, Santhià, Villanuova, dove si è particolarmente evidenziato.Vittorio Ravasio ricorda presenze di Giupponi anche a Londra e New York.  Sue personali si ricordano invece negli anni 1968, 1970, 1972, 1973 e 1974 (Vallio, Montecatini, Roncadelle, Desenzano, Brescia).Prettamente paesaggista, si ispira alla tradizione e ai motivi montani, dove gli è possibile «giocare» con le varie gamme dei verdi a ricomporre le chiome di maestosi alberi, il declinare dei prati, il composito lontanarsi di cespugli e di massi lungo torrenti dalle spumose o limpide acque. Né mancano caratteristici angoli cittadini, come Piazza T Brusato. «I colori, nelle felici composizioni, esprimono temperamento espressivo, in cui l'angoscia del tempo non ha offuscato i valori che inducono al romanticismo».  Nascono così visioni dalle più diverse atmosfere: dalle rive del Garda alla chiesa di Fiumicello, dai cascinali di Valle Trompia alle vie, agli angoli antichi della città nostra, dai vigneti di Gussago alle fiorite primavere del nostri Ronchi... Un naturalismo, dunque, che affonda le radici nella serena contemplazione della natura, di quanto ci circonda e ci sa ancora commuovere.
 
BIBLIOGRAFIA
«Galleria la Loggetta», Brescia, 20 gennaio-4 febbraio 1968.
V., S. Agata come via Margutta, «Giomale di Brescia», 29 aprile 1969. «Galleria A.A.B.», Brescia, 18-30 aprile 1980.
A. MAZZA, «Galleria la Cornice», Desenzano, 19 febbraio-2 marzo 1972.
V. RAVASIO, «Panorama d'arte», Magalini Ed., Brescia, 1977.

GIUS - MAN

GIUS - MAN. v. Maniaci Giuseppe.

GIUSEPPE DE SCALVE

Secolo XVI.

Stefano Fenaroli, nel "Dizionario degli artisti bresciani" lo definisce architetto -scultore e lo dice nato nel 1548.
Soggiunge di aver trovato atti del 1583 nei quali Giuseppe de Scalve si dichiara "cittadino antico di Brescia" il quale, dopo aver girato il mondo per ventotto anni e aver operato a Milano, Ravenna, Cesena e in diverse città della Germania, svolgendo opere in pietra, in legno, s'è disposto a lavorare in Brescia per tre anni a titolo gratuito. Se la sua attività, anche come architetto, sarà gradita, verrà poi remunerato. Di lui non si conoscono opere.

GIUSEPPE DELL'OSTELLO

v. Ostello Giuseppe

GIUSSANI GIANNI.

Brescia, 26 dicembre 1939.

Al secolo Gianni Ranzenigo.Dopo l'apprendistato svolto sotto la guida di Adolfo Mutti, la partecipazione a concorsi provinciali, nel 1974 esordisce in personale. Dello stesso anno l'affermazione al Premio Bovegno e a Carpenedolo.  Sospinto dai riconoscimenti conseguiti intensifica la presenza a collettive e, nel 1977, si ripropone in personale a Brescia.
Col Maestro, Giussani divide la predilezione per il paesaggio colto dal vero, l'occhio proteso a visioni collinari e montane punteggiate, qua e là, da casolari. Sia della stagione piena di verdi cromie, sia della più velata, il pittore par voler cogliere i vasti e gli intimi silenzi.  Così, delle valli Trompia e Camonica ritrae solenni prospettive, od ombrosi brani di vecchie case, riversando in essi il pensoso atteggiamento dell'animo incline alla mesta interpretazione della natura.  Non vanno tuttavia sottaciute le nature morte fatte di colmi colori di fiori, ordinati in vaso e ricomposti da tratto evidente e riassuntivo.
 
BIBLIOGRAFIA
L. SPIAZZI, Ipittori a ßovegno, «Bresciaoggi», 5 agosto 1974.
A. MAZZA, Alla scoperta della Valtrompia, «Giomale di Brescia», s.d. (agosto 1974).
R. LONATI, «Galleria La Loggetta», Brescia, 16-28 novembre 1974.
M.  CORRADINI, «Galleria dell'Icaro», Suzzara, 17 maggio-8 giugno 1975. (Catalogo collettiva).
A.M.(azza), Ilpaesaggio di Padenghe, «Giomale di Brescia», 2 luglio 1976.
R. LONATI, «Galleria S. Gaspare», Brescia, 19 febbraio-3 marzo 1977.
L. SPIAZZI, Arte in città, «Bresciaoggi», 26 febbraio 1977.
 

GIUSTACCHINI DOMENICO

Gavardo, 9 ottobre 1924

L'esperienza vissuta in fabbrica, anche in veste di sindacalista, conduce Domenico Giustacchini a prediligere la nota umana.Tuttavia, nella sua pittura, non polemica v'è, ma partecipazione. Paesaggio e figura sono complementari nel suoi dipinti; e se rìferlmenti formali possono ricondurre a localìtà visitate dal pittore, se le figure possono suggerire condizioni reali di vita, le motivazioni che animano le opere attingono a vicende e valori che superano il contingente per elevarsi «nell'accento umanissimo della verità sulla condizione dell'uomo». Nascono così quadri in cui umili creature sono colte nella loro esperienza quotidiana: con le quotidiane rinunzie, e le fatiche, le lacerazioni, i drammi. Se nei lavori più vicini la figura umana è contenuta entro contorni teneramente carezzati dallo sfumare delle cromie, un tempo non molto lontano essa era costruita con tratto vigoroso, duro quasì, a cupe masse: quasi che la staticità delle «sagome» verticalizzate fosse tratta da macigno. Creature impietrite, senza più lacrime. Dall'umano, al dramma Divino.  Nelle opere a tema sacro Giustacchini nell'ammorbidito tratto stempera l'angoscia: una sorta di fidente visione, nella fragilità dell'uomo, lo investe.  E questa rasserenante fede ci sembra pervadere anche i più vicini dipinti dedicati al solo paesaggio: un mondo sognato si avverte, sfumato fra ombre e luci; stilizzazione, sintesi compositiva e tonalismo non immemori dei maestri novecentisti italiani. Le case, gli alberi, i sentieri, più che nati dalla gioia di vivere (come da alcuno affermato), sembrano paesaggi dell'anima: silentì palpiti d'un rimpianto, d'una speranza che s'agitan nel pittore.  Fin dal 1946 presente a numerose esposizioni collettive, con mostre personali in Brescia e provincia; a Roma, Pisa, Verona, Varese, Parigi, Marsiglia, Cannes, Nizza già ricordate nei testi inseriti nella nota bibliografica, Giustacchini ha meritato premi ambiti; sue opere sono in collezioni italiane e straniere. Nel 1968, lasciata la fabbrica, ha modo di silenziosamente approfondire l'esperienza vissuta nel mondo del lavoro: affidandone gli esiti all'opera pittorica.
Recentemente ha affrontato anche la tecnica serigrafica.
 
BIBLIOGRAFIA
JO COLLARCHO, Galleria d'arte, «Biesse», a. IV, n. 33, gennaio 1964. «Galleria Il Sagittario», Castiglione delle Stiviere, 25 giugno-5 luglio 1970.  L. SPIAZZI, «Scuola elementare-sala», Gavardo, 8 -2 3 settembre 19 7 3. L.S.(piazzi), D. Giustacchini, «Brescia-arte», n. 8, ottobre 1973.
L. SPIAZZI, D. Giustacchìni, «A.  Studio», a. 11, febbraio 1974.
AA.VV., «Galleria Gavardina», Gavardo, 1975.
«Madre», marzo 1975, pp. 8, 9, Appuntiper un esame di coscienza, con Ill.  G.F. CAFFI, «Piccola galleria U.C.A.I.», Brescia, 14-26 febbraio 1976.
L. SPIAZZI, Arte in città, «Bresciaoggi», 21 febbraio 1976.
A. MAZZA, «Galleria Fonti di Vallio», Vallio, 14-27 agosto 1976.
F. PELIZZARI, «Galleria Gavardina», Gavardo, 3-17 aprile 1977.
«IV Premio Villanuova sul Clisi», 1977, Catalogo.
«Il Ponte», Gavardo, 1977, pp. 12, 13, 111.
F. PELIZZARI, Presentazione per la cartella serigrafica, 1980.  G.S.(tella), Arte, «La Voce del popolo», s.d.
 

GIUSTACCHINI ISACCO

Secolo XX.

Di questo pittore, citato in occasione di esposizioni bresciane ordinate negli anni 1934 e 1936, nulla ci è dato dire. Non si sono rintracciati dati biografici in atti municipali, né parenti in città; tanto che dubitiamo sia scomparso durante il secondo conflitto mondiale o sia espatriato, in lsvizzera, per sfuggire alle persecuzioni riservate agli ebrei, come il suo nome induce a pensare ch'egli fosse.  In cataloghi o in giornali sono ricordate opere: Bimbi che giocano, un Nudo, quest'ultimo paragonato «per aridità alla pittura di Mario Ronchi, che vedemmo camminare su ben altra strada». Paesaggio autunnale venne accolto alla Ila Mostra sindacale, nel novembre 1934; ed una breve citazione riserva a Giustacchini Pietro Feroldi, nella recensione alla Illa sindacale, del 1936.
 
BIBLIOGRAFIA
G.R.C.(rippa), Il gruppo dei bresciani alla mostra di via Paganora, «Il Popolo di Brescia», 25 aprile 1934.
«Il, Mostra del sindacato prov.  B.A.», Brescia, 1934, Catalogo. «IIII Mostra del sindacato prov.  B.A.», Brescia, 1936, Catalogo.  P. FEROLDI, Precisazioni, «Il Popolo di Brescia», 2 dicembre 1936.
 
  1. GIUSTI GIUSEPPE.
  2. GLISENTI ACHILLE
  3. GLISSENTI FABIO
  4. GOLDANI AGOSTINO

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