Brescia, 7 marzo 1916
Figlio del noto libraio, autore dialettale ed editore Vittorio; fratello dei pittori Gabriel e Tom dei quali già si è detto nel nostro "Dizionario dei pittori bresciani", fin da ragazzo manifesta spiccata inclinazione all'arte. Per l'apprendistato è accolto nella "bottega" di un cesellatore locale; al tempo stesso frequenta i corsi della Scuola Moretto ove affronta gli elementi dell'arte plastica, licenziandosi con merito e medaglia d'argento.
Intraprende l'attività in proprio dapprima come cesellatore, come scultore poi. Alla sua maturazione contribuisce la positiva influenza dell'amicizia sorta con Arturo Benedetti Michelangeli con il quale condivide la severa concezione poetica.
È solo diciassettenne quando, nel 1933, un suo ritratto al notissimo concertista è accolto alla rassegna regionale lombarda in Milano e, con soddisfazione, vede l'opera riprodotta nella ben nota "Illustrazione italiana". Sono ancora i giorni in cui plasma prevalentemente la cera, della quale si serve fin verso lo spegnersi degli anni Quaran-ta. Nascono così La ve/etta, nel 1946 meritevole del Premio Luigia Mastrazzi, La Comunione affermatasi a Bergamo (1947), e figure varie esposte in occasione di mostre ordinate dall'Angelicum (Milano, 1948 e 1949) oppure il ritratto di mons. Giacinto Tredici commissionatogli per il vescovato.
Il soggiorno parigino del 1949 determina una svolta nell'operare di Mario Gatti; non soltanto tralascia la cera per il bronzo, ma la sua visione divie~e sintetica, monumen-tale pur nella semplicità compositiva.
Con gli esiti di questa rinnovata espressività partecipa a manifestazioni di varie località, fra le quali Bergamo e Novara (1954). Alterna sculture in bronzo con sbalzi in rame e argento: figure, ritratti, motivi sacri che ottengono riconoscimenti in occasione di collettive alla "Galleria Le Grazie" di Milano al compiersi degli anni Cinquanta e, poco oltre, alla "Galleria La Fontana" di Roma.
Nella capitale si trasferisce lo scultore nostro nel 1961, andando ad occupare lo studio nella casa del Canova. Sue opere, accanto ai maggiori scultori italiani, figurano alla "Gregoriana"; ma quando l'affermazione sembra arridere, la precaria condizione di salute lo induce a far ritorno a Brescia. È questo il periodo più amaro per Mario Gatti, costretto ad affrontare dure rinunzie condivise dalla moglie e dai quattro figlioletti; assillato dalla necessità di dar vita ad un nuovo studio, di acquisire rinnovata clientela.
Da Rescaldina milanese la prima consistente commissione: una "Via Crucis" per la nuova chiesa ideata dall'arch. Magistretti e consacrata da mons. Montini, poi divenu-to papa con il nome di Paolo VI. Rifioriscono le commissioni e sempre più ragguar-devoli; con le commissioni, si infittiscono le partecipazioni a note rassegne a Trieste, a Savona, a Vercelli, Novara, Bolzano, San Paolo del Brasile. E personali sono ordina-te in città negli anni 1968,69, 1971,75 e 1981.
Fra le tante opere collocate in collezioni pubbliche e private non soltanto bresciane possono citarsi: il ritratto di S. Pio XII in Vaticano, il busto dell'africanista Robecchi Bricchetti nel collegio universitario di Pavia, gli abalzi dedicati a Davide Leopoldo Nember (auto stazione di Brescia), il ritratto dell'avv. Giorgio Montini nel palazzo S. Paolo, sede della omonima Banca, le bronzee formelle per la parrocchiale di Sarezzo (1967), il busto di padre Marcolini a Pompiano (1982).
Per l'oratorio di Sotto il Monte e la casa dell'emigrante di Bruxelles plasma i lineamenti di papa Giovanni XXIII; Vescovo e Prigionieri politici sono accolti alla Galleria d'arte moderna locale; numerose composizioni funerarie adornano sacelli al Vantiniano (Celotti, Luzzago, Ranzanici, Stauffer). Numerosi sbalzi in oro, argento e rame, la cui nota ci é impossibile redigere, raggiungono collezioni di appassionati d'America, Spagna, Germania e Francia.
La sintetica, rattesa espressività che nobilita le piccole effigi di Santi, le svelte figure di cardinali, di umili personaggi via via osservate in occasione di mostre, vivifica anche le grandi opere commemorative compiute per spazi pubblici, come i monumenti eretti allo Studente di Villa Carcina (1951), al dottor Geralamo Tonini (giardini di Campo Fiera, 1951), agli Alpini di Palazzolo (1952), ai Caduti di Cailina (1959), di Ponte Zanano (1963), alla Resistenza (Desenzano, 1964), ancora per i Caduti di Provezze e la grande statua di S. Romualdo a Camaldoli, del 1965, il più raccolto ricordo di mons. Zanini a Tremosine (1967), il recente monumento ai Caduti di Sarezzo (1980).
Val alfine ricordare che il fonte battesimale della chiesa di Cristo Re, in Borgo Trento "fu ricoperto da una artistica calotta in bronzo dorato scolpita dall'artista bresciano Mario Gatti" autore altresì del busto di mons. P. Guerrini posto nel municipio di Bagnolo Mella (1961) città per la quale nel 1975 ha eseguito il monumento ai Caduti collocato nel famedio del cimiter
Secolo XVIII.
Allievo del bolognese Francesco Monti (1683-1768) giunse ad imitare il maestro «tanto nelle idee che nel colorito e quelli che non intendono il disegno con facilità credono le sue opere fate dal Maestro». Con Carlo Molinari, Pietro Ferrari, l'Albricci, il Gatti ha operato nell'anno 1747 ad adomare la chiesa dei SS. Cosma e Damiano. («Storia di Brescia»).
Brescia, 15 luglio 1921.
Figlio di Vittorio, fratello di Gabriel, ottenuto il diploma magistrale ha poi frequentato il liceo di Brera, per l'abilitazione all'insegnamento delle discipline artistiche. Dai molteplici interessi; poeta, ricercatore, collabora a vari periodici e quotidiani locali, dando alla stampa opuscoli per lo più dedicati alla storia di Brescia e al suo dialetto. Quale pittore, ha vissuto sempre assiduamente nel campo dell'arte figurativa, prestando la sua opera anche in seno alla A.A.B. della quale fu uno dei fondatori e prìmo cassiere, ma ha raramente fatto conoscere il frutto del suo pennello. Suoi disegni sono apparsi negli anni 1950-1960 nelle pagine del «Giornale di Brescia» a illustrare Brescia che se ne va o panorami dolomitici. Val ricordare a tal proposito che una sua opera in bianco e nero, dedicata proprioalle Dolomiti, nel 1963 venne accolta alla VI Mostra internazionale della montagna a Livomo, in occasione del primo centenario del C.A.I. Presente in alcune collettive della A.A.B., solo nel 1975 ha allestito la sua prima personale, allineando opere condotte nella tradizione figurativa dalla moderna stilizzazione racchiudente colori a volte espressionisticamente accesi.
BIBLIOGRAFIA
«Galleria A.A.B.», Brescia, 12-24 settembre 1959, Mostra sociale.
A.A.B., «Mostra dei Soci scomparsi», nel XXV di fondazione della Società, Brescia, ottobre 1970.
R.BRESCIANI, «Galleria del Carro», Brescia, 8-20 febbraio 1975.
L.SPIAZZI, Arte in città, «Bresciaoggi», 15 febbraio 1975.
L.SPIAZZI, Arte in città, «Bresciaoggi», 17 dicembre 1977.
«La Voce del popolcy», 25 maggio 1979, Chi è?
L. FAVERO, Strade epiazze di Brescia viste dai nostripittori, «Il Popolo», s.d.
Secolo XVI.
Secondo scheda ms. di Luigi Dedè, il nome di questo intagliatore, figlio di Francesco, ricorre in atto notarile del 25 settembre 1576, all'Archivio di Stato (Filza 2387).
v. Paolo da Gavardo.
Zara, 1943.
Docente di Letteratura, trasferitosi ancor giovane a Brescia, vi ha frequentato i corsi di figura presso la Scuola della A.A.B. Intraprende ad esporre sul fare degli anni Sessanta in occasione di Premi e concorsi provinciali (Angolo Terme, S. Felice del Benaco, Salò, Desenzano, Ome); presenzia a Caravaggio (1 974), a Cremona (1 976). Esordisce alfine in personale: Angolo Terme (1 966, 1980); Salò (1 978, 1979, 1980). Figurativo, affronta con uguale esito espressivo la figura e il paesaggio, caratterizzati da fondi e pur luminosi colori. La costruzione sintetica del paesaggio è retta da fulvl toni, da delicate luci a ricomporre aspetti della natia terra in cui tipici casolari, antiche e rustiche costruzioni si stagliano sulla vasta superficie della campagna, delle colline, sotto cieli d'un caldo, greve e pur limpido cielo. Così, essenziali, plasticamente costruite appaiono anche le figure: pescatori, contadini, ma anche ritratti di giovani in cui la macchia cromatica è definita da lieve tratto scuro.
BIBLIOGRAFIA
L.SPIAZZI, Giro dell'arte, «Bresciaoggi», 13 luglio 1979. AA.VV., «Brescia'80», Brescia, I - I I maggio 1980, Catalogo.
Brescia, 27 settembre 1813 -?
Di Gaetano e Ippolita Barba, in occasione della Esposizione dell' Ateneo bresciano ordinata nel 1834, ha esposto due bassorilievi, l'uno in marmo carrarese, in creta l'altro.
Nella nota apparsa nei "Commentari" (p. 212) di quell'anno è ricordato con altro giovane scultore, l'Emanueli (v.).
Così il commento: ferve insomma tra nostri giovani una gara di ingegno da cui ripromettersi tra poco una nidiata di egregi artisti.
Nel 1844 il Gazzoli è a Milano. Negli atti municipali bresciani non abbiamo rinvenu-to ulteriori elementi biografici, neppure quello che ne rifletta la morte.