Dizionario dei Pittori Bresciani
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RIGHETTINI PIERO

Mademo, 24 luglio 1924

In arte Bornic. Grafico di professione, Righettini traduce la sua abilità tecnica in motivi cromatici ornanti stoffe.  Proprio per questa sua abilità, appena concluso il secondo conflitto mondiale si è trasferito a Ginevra, dove si è fatto apprezzare in vasto campo commerciale. Non tralascia tuttavia di fare periodici ritorni in Italia e a Mademo in particolare, dove ha ancora la casa in cui è nato e i parenti. In Italia e Svizzera ha partecipato a numerose collettive.  Mostre personali ha allestito a Milano, Roma, Losanna, Gardone R., Venezia, Poitiers, Vallio Terme.  La sua pittura, dal toni squillanti, «incandescenti» riesce a creare «ritmi, pulsazioni sottili», come è stato osservato di recente.  Ciò non di meno, il natio Garda sembra essere la tavolozza inesauribile dalla quale il pittore benacense attinge i suoi suggestivi colori. E’ autore di cartoni per vetrate e non disdegna scolpire.
 
BIBLIOGRAFIA
«Costruire», Riv. di Ginevra, 25 aprile 1962.
«Fenarete», Milano, 5 giugno 1963.
«L'Avvenire d'Italia», Ginevra, 4 febbraio 1965.
DAT., Incontro con Bornic, «Giomale di Brescia», 29 agosto 1965.
«Galleria Fonti di Vallio», Vallio T., 2-30 giugno 1967. (Con numerosi brani critici di AA.VV.).
M.P., L'apertura a Vallio della stagione, «Giornale di Brescia», 4 giugno 1967.
«Giomale di Brescia», 30 giugno 1967, Bornic a Vallio.
«Giornale di Brescia», 28 ottobre 1967, Ill.
A.M. COMANDUCCI, «Dizionario dei pittori... italiani», Ed.  IV, (1972), alla Voce: Bornic.
 

 

RINALDI BRUNO

Brescia, 1934

Affrontati dapprima gli studi tecnico scientifici, li ha abbandonati per dedicarsi alla pittura.
Per qualche tempo ha frequentato lo studio di Domenico Lusetti (1952), ma per la ricerca pittorica condotta può considerarsi autodidatta.  Le prime prove fatte conoscere al pubblico (1958) lo dicono operante nell'area della Nuova figurazione e interessato al «motivi della esistenza proletaria di periferia, senza per questo ricorrere a particolari sottolineature politiche».  Ed una definizione sembra poter contraddistinguere quelle opere: realismo esistenziale.  Realismo, per aver fissato la propria attenzione «su aspetti dell'iconografia quotidiana, dagli emigrati alle vittime del dramm' s i gciali, politici, della «solitudine del bambino tra i cavalli di frisia» alle prostitute sul marciapiedi delle strade, in allucinante attesa. Il frutto di questa attenzione alla vita di ogni giorno, intessuta di un «lirismo di tensione sociologica con qualche punta di intimismo crepuscolare» porta il pittore vicino a Comencini, Mirò, Pacheco, in una mostra tenuta a Brescia nel 1973, entro il «Gruppo denunzia». ,A quell'anno Rinaldi già vantava al suo attivo significative presenze in collettive. fra le quali si possono citare: Il Biennale di Alcoly (Spagna), Omaggio alla Comune (Milano, 1972) e mostre personali allestite a: Ascoli Piceno («Galleria Nuove proposte», 1969), Urbino («Galleria L'aquilone», 1970), Firenze («Galleria Semaforo», 1971), Bologna («Libreria Feltrinelli») e Cagliari («Galleria Ciusa», 1972). Indicative di quel periodo possono essere le opere ricordate da Floriano De Santi: Giardino contemporaneo, Un pezzo di verde, Il mendicante e, più intensamente allusive, Processo alle vittime e Morti senza terra. Vengono poi Smog, Processo di Matmarck, Il maggio bresciano, Gli esclusi, a testimoniare «storie di uomini», un racconto per immagini ed episodi teso a l'universale. L'approdo più vicino del pittore nostro, che si serve dell'acrilico e dell'acquaforte, è rappresentato dai muri della risiera di San Sabba, dove gli oggetti più umili, all'apparenza privi di qualsiasi significato, tornano a caricarsi di umanità entro superfici monocrome, private di ogni accento descrittivo proprio per nulla togliere alla visione d'orrore provocata dalla violenza nazifascista nel lager triestino e al monito che può e deve suscitare nella nostra coscienza. Con questa «serie» Rinaldi, dopo aver esposto anche in città, è stato presente alla «Galleria Novart» di Madrid (1980). In catalogo, un saggio critico di Ferruccio Folkel, accanto testi di Mario De Micheli e Floriano De Santi.
 
BIBLIOGRAFIA
M. DE MICHELI - F. DE SANTI, «Galleria A.A.B.», Brescia, 3-15 febbraio s.a. (1973), Gruppo denunzia.
VICE, Mostre d'arte, «Giornale di Brescia», I I febbraio 1973.
F.D.S.(anti), Arte e società, «Bresciaoggi», 2 febbraio 1975.
G. MASCHERPA, Impegno in tema di Resistenza, «Avvenire», 23 settembre 1977.
L. SPIAZZI, Arte in città, «Bresciaoggi», 2 dicembre 1978.
F.D.S.(anti), Mostre in Italia, «Bresciaoggi», 12 maggio 1979.
F. FOLKEL e AA.VV., «Galleria Novart», Madrid, febbraio 1980.
F.D.S.(anti), Mostre in Italia e all'estero, «Bresciaoggi», 16 febbraio 1980.
 

 

RINALDI FRANCO

 Bagnolo Mella, 17 ottobre 1954

Da «Panorama d'arte 1977», Edito da Magalini, apprendiamo che Franco Rinaldi ha partecipato a numerose collettive in località varie, fra le quali si possono citare: Rovegno, Leno, Tavernole, Padenghe, Gottolengo, Bedizzole.  A Brescia ha preso parte a mostre del «Gruppo artistico Moretto», esordendo al tempo stesso in manifestazioni a Caravaggio e Caorso. Personali ha allestito a Manerbio nel 1976, Brescia (1978,79), Riva (1980). Paesaggista nel solco della tradizione, Franco Rinaldi predilige visioni dei nostri laghi e valli, ove lo sguardo spazia su ampi declivi, fino alle lontane vette. Ancor giovane, secondo Sirio Marcianò rivela una «istintiva vitalità paesaggistica tradotta nella tela con pennellata sempre più sicura». Allievo di T. Mozzoni, dal 1980 sposta il suo interesse verso l'arte del Novecento italiano
 
BIBLIOGRAFIA
C. VILLANOVA, «Galleria L'incontro», Brescia, 18-31 marzo 1978.
L. SPIAZZI, «Galleria S. Gaspare», Brescia, 17-29 novembre 1979.

 

RISARI PIERO

Brescia, 3 febbraio 1926

Attivo nel campo del disegno pubblicitario; per l'opera strettamente creativa è assai più noto fuori che entro i confini della nostra città.  Inizia a dipingere giovanissimo, nel 1939; nel 1941 tralascia gli studi tecnici per dedicarsi alla formazione pittorica, intraprendendo partecipazione attiva alla vita artistica locale.  Nel 1945 collabora per la fondazione dell'Associazione artistica di via Gramsci. Al 1948 risalgono le prime sue apparizioni in mostre cittadine, estese quindi a rassegne nazionali.Al Premio Brescia del 1952 espone La curi dei polì e Le barche del Garda, d'ascendenza cubista e meritevoli della segnalazione della Commissione giudicatrice. Lo stesso anno si evidenze a Valdagno con una grande tela ove campeggia il cavallo. Con il gruppo dei bresciani figura a Parma (1957) città dove sue opere, ormai dentro la ricerca cinetico strutturale, torneranno in una significativa collettiva del 1974. In Brescia si possono ancora ricordare le partecipazioni alle Mostre d'arte sacra e liturgica allestite in Vescovado e Duomo vecchio lungo gli anni Sessanta. Quando affronta per la seconda volta, e con rinnovato frutto di ricerca, il pubblico bresciano con la mostra personale del 1975, Risari vanta ormai nutrito curriculum in autorevoli sale di esposizione; fra le quali si ricordano le mostre di Grafica internazionale del 1971 e 1972 («Galleria Sincron», Brescia), «Arte-arredo» (Sondrio, 1971), «Galleria Ti Zero» (Torino, 1971), «Galleria La Meridiana» (Verona, 1972), il Xlll, XIV, e XV Salon des grands et jeunes d'aujord'hul (Parigi, 1972, 73, 74), quindi a Milano («Galleria Zen», 1973), Legnano e Pescara (1973), Brescia ancora (1973, 74), Belgrado e Parigi (1973), Firenze e Parma (1974). La sua ricerca è ormai decisamente orientata verso quella del più noti ariefici tesi a esperienze ottico-cinetiche che traggono la loro origine dalla persuasione razionale. I dipinti esposti a Brescia nel 1975, e del quali lo stesso autore illustra in catalogo gli intenti, sono acrilici «dai colori festosi, con rifrazioni cangianti di luce o giochi di moduli geometrici ottenuti da rigorosa ricerca di espansioneriduzione dello spazio applicate alle forme primarie: @uadrato, triangolo e cerchio», com'ebbe a osservare Elvira Cassa Salvi in consonanza con le parole di Bruno Munari, coprefatore in catalogo. Orientate alla visualizzazione di crescita delle forme, le composizioni riescono a dare l'impressione di volumi emergenti in modo dinamico.  Le strutture così ottenute, anzicché ignorare il dato naturale, vivono della necessità di verificare la natura, osservata secondo una inedita angolazione prospettica.  Strutture che, pertanto, non imitano la natura, pur da essa traendo origine.  Sono così evocati «ora angoli o frammenti del microcosmo, ora spazi ampi dell'immensità cosmica». Ulteriori presenze di gruppo sono da ricordare successiva mente al 1975: a Corno, Caracas (Museo d'arte contemporanea), Valencia, Basilea, Amsterdam, Dusseldorf nel 1976; ancora Amsterdam e Basilea nel 1977; Desenzano, Amsterdam, Basilea nel 1978; Bergamo, Genova, Brescia, Desenzano nel 1979; mentre recenti sono le sortite effettuate a Milano, Bergamo, Sorrento (1980). A quella già menzionata, alla Galleria Sincron, del 1975, devono aggiungersi le mostre personali allestite da Piero Risari nel 1972 («Galleria Arte-arredo», Sondrio, «Galleria Sineron», Brescia, «Galleria del Cavallino», Venezia); nel 1973 («Galleria Ti Zero», Torino, «Galleria Il Moro», Firenze); nel 1974 («Galleria P. Marquet», Parigi); nel 1975 («Galleria A», Parma); nel 1976 e 1979 («Centro del Portello» Genova); nel 1977 («Galleria La Permanente», Cesena, «Galleria Ekter Lauwarden» in Olanda); 1978 («Galleria Arte Struktura», Milano), in occasione della quale è stata stampata una serigrafia tirata dall'Arte tre di Milano in cento esemplari numerati all'araba e venti numerati alla latina, auspice Carlo Belloll, autore altresì del testo in catalogo.
 
BIBLIOGRAFIA
«Premio Brescia 1952», Brescia, 1952, Catalogo.
«Giomale di Brescia», 22 settembre 1952, A un milanese e a quattro bres(-iani..
VA., Seguendo la cometa del neon al Premio Brescia, «Giornale di Brescia», 5 ottobre 1952.  P. FEROLDI, Olimpica ind@fferenza a Valdagno, «Giomale di Brescia», 29 settembre 1953. «Giornale di Brescia», 23 febbraio 1957, Pittori bresciani a Parma.
G. TANSINI, Discutiamo la mostra d'arte sacra, «La Voce del popolo», 16 dicembre 1961.
G. VALZELLI, I Profeti e la turba..., «Bruttanome», Vol. 1, (1962).
E.C.S.(alvi), La prima mostra d'arte liturgica, «Giomale di Brescia», 20 ottobre 1965. «Galleria arti visive», Parma, 21 settembre - 10 ottobre 1974.
G.C., Mostre d'arte, «Gazzetta di Parma», 5 ottobre 1974.
P. RISARI - B. MUNARI, «Galleria Sincron», Brescia, 18-30 gennaio 1975.
E.C.S.(alvi), Mostre d'arte, «Giornale di Brescia», 25 gennaio 1975.
L. SPIAZZI, Arte in città, «Bresciaoggi», 25 gennaio 1975.
F. DE SANTI, Analisi mentale dell'esperienza visiva, «Bresciaoggi», 23 settembre 1978.
C. BELLOLI, «Galleria Arte Struktura», Milano, 13 dicembre 1978 - 15 gennaio 1979.

 

RIVETTA MARIO

Brescia, 1941

Indiscutibilmente autentico e sano «operatore artistico», come lo ha definito Luigi Servolini, Mario Rivetta appare alla rivalta delle mostre non ancora ventenne, intorno al 1960. Presente a vari concorsi, cittadini e provinciali, in particolare a quelli del «Gruppo Moretto», ha contemporaneamente allestito mostre personali in Brescia negli anni 1973, 74, 77 e 1980. Distinguono i suoi dipinti il tratto impressionistico e il «taglio» del soggetti ritratti, soprattutto i motivi architettonici «isolati» dal contornante e sfumato affiorare del foglio o della tela. Sono antichi balconi ridenti di fiori, portali o particolari di monumentali edifici; archi e archetti di rustici vicoli lacustri, uno spiovente di tetto dall'armoniosa cadenza... oppure robivecchi entro cui confluiscono in pittoresco disordine mille oggetti dimenticati... La rapidità della pennellata si fa ruvida e rattesa quando Rivetta ricompone più vasti o complessi motivi cittadini, come Piazza della Loggia, Il Duomo dagli scuri contorni ad accentuare le movenze architettoniche. Maggiormente spigliato il disegno, il colore cromaticamente acceso in alcuni angoli popolari o, meglio ancora, nelle vedute veneziane dove, sia pur nella suggestione della scuola di Burano, il pittore riesce a proporre masse riassuntive di mura e case riflesse nei canali.  Ed oltre i canali l'effusa lontananza di alti cieli su tenui strisce di laguna. Come nel paesaggio i colori si attenuano o divampano, così è in altri motivi: i fiori, le nature morte, i giovanili luoghi prediletti (le osterie, i giocatori di carte, le piazze ove la gente si incontra e s'affratella); l'ospedale dove ha conosciuto la sofferenza incisa in mille diversi volti... Quel volti schizzati a penna sembrano preludio alle fìglíre, ai ritratti «mai sollecitati dall'ansia di una resa rigidamente fisionomica, sempre colti nell'espressività spirituale umana». Accanto all'attività pittorica e grafica, Rivetta coltiva la scultura.
 
BIBLIOGRAFIA
Sta in: M. RIVETTA, «Verifica '77», Stampa Magalini, Brescia, 1977.
Si veda inoltre: «Galleria del Corso», Brescia, 23 febbraio - 4 marzo 1961, Catalogo.
«I Concorso Autunno a Brescia», Enal, Brescia, 17 ottobre 1965, Catalogo. «Galleria A.A.B.», Brescia, 22 dicembre 1973 - 3 gennaio 1974.
«Permanente S. Michele», Brescia, 12-24 ottobre 1974.
«Galleria G.C. Abba», Brescia, 24 dicembre 1977 - 6 gennaio 1978.  L. SPIAZZI, Arte in (-iità, «Bresciaoggi», 31 dicembre 1977.
«Gruppo artistico Moretto», Brescia, 5-18 gennaio 1980.  L. SPIAZZI, Arte in città, «Bresciaoggi», 12 gennaio 1980. «Gruppo artistico Moretto», Brescia, 22 marzo 1980, Colléttii,a.  AA.VV., «Brescia '80», Brescia, I -I I maggio 1980, Catalogo.
L. SPIAZZI, «Galleria Gruppo Moretto», Brescia, 29 novembre - 18 dicembre 1980.
L. SPIAZZI, Arte in città, «Bresciaoggi», 6 dicembre 1980.
 

 

RIZZARDI DINO

Calcinato, 8 dicembre 1949

Dal compianto Piero Leidi (v.) ha appreso l'accurata tecnica, il piacere del limpido colore, ma soprattutto l'amore al diretto rapporto con la natura della quale coglie angoli silenti e suggestivi. La terra in cui vive e dipinge è generosa di motivi Aspiratori, sia nel panorama esteso, sia per i calcinati muri di caratteristici cascinali che offre allo sp-uardo.  Soprattutto alle vecchie e scrostate mura Dino Rizzardi sembra dedicare l'attenzione: per ricomporre nella tela prospettive architettoniche dove il sole propone «giochi» di luce e ombra lievi.
Ancora giovane e in progressivo affinamento delle naturali doti, si è fatto apprezzare in occasione di partecipazioni a mostre collettive provinciali e regionali, ottenendo premi e segnalazioni.  Ha altresì allestito alcune mostre personali.
 
BIBLIOGRAFIA
«Panorama d'arte '77», Magalini Ed., Brescia, 1977.

 

RIZZI EMILIO

Cremona, 5 maggio 1881 - Brescia, 22 dicembre 1952

Da Giuseppe, avvocato, e da Laura Botti nasce, penultimo di cinque fratelli, Emilio Rizzi.
A quattordici anni si iscrive all'Accademia di Brera, in Milano, ove in quegli anni insegnavano Vespasiano Bignami, Giuseppe Mentessi e Tallone.  A Milano si avvicina e s'unisce d'amicizia a Ambrogio Alciati, a Siccardi e a Giuseppe Palanti.  Nel 1899 consegue l'abilitazione all'insegnamento e nei successivi due anni frequenta la «Scuola speciale di pittura». Nel 1903 vince la borsa di studio sul pensionato Fanny Ferrari, a Cremona, e può recarsi a Roma per il perfezionamento, sotto la guida di Antonio Mancini.  E da Roma si sposta in Ciociaria, a Palestrina, Terracina, Viterbo ritraendo d'ogni località aspetti paesaggistici.  Ospite del fratello Ennio, si reca anche a Lugagnano, in Val d'Arda. A Roma aveva aperto uno studio che abbandona per trasferirsi a Parigi dove, nel 1909 e negli anni successivi, espone al Salon des Artistes Fran@ais.  E dev'essere assai attivo e apprezzato se nel 1912 il noto mercante d'arte Gèrard vuole per sè la produzione del nostro pittore; nel successivo anno Rizzi riceve «Les palmes d'Officier d'Acadèmie», altemativo al «Grand Prix», non assegnatogli perché non cittadino francese. Val qui almeno accennare che Emilio Rizzi dal 1905 è presente a importanti manifestazioni artistiche a Bruxelles, Barcellona e, in Italia, alla Quadriennale romana, alle nazionali di Brera (Milano) e poi a Cremona, Piacenza,, S. Remo.. : Nella vigilia al primo conflitto mondiale affronta un viaggio in Bretagna e vi dipinge significativi aspetti: il soggiorno è interrotto dalla dichiarazione di guerra.  Torna brevemente a Cremona e vi ordina una mostra che raccoglie numerosi r tratti.  Il restante periodo della guerra lo vive a Roma, Napo i, C'vita Castellana, a Soriano del Cimino dov'è ospite del principe Chigi. A pace fatta, torna a Parigi e si riaccosta al suo primo mercante, ripresentandosi al Salon. E’ nel 1920 il suo trasferimento a Brescia, nella nostra città acquista una casa affacciato su piazza della Loggia; vi apre un vasto studio ed a Brescia vive fino alla morte, salvo soggiorni in Laguna, sul Garda, sull'Iseo, ed un breve ritorno a Roma. Emilio Rizzi, oltre che pe'r la sua pittura, è ricordato quale maestro a numerosi pittori nostri e fra i fondatori della «Società Arte e cultura», divenuta A.A.B. Già numerosi scrittori d'arte hanno dedicato a Rizzi «saggi» e scritti vari, per rilevare i fondamentali caratteri dei suoi dipinti, dove confluiscono dapprima «gli umori simbolistici frammischiati con una diretta e immediata presa di contatto con la realtà esterna, ecco alternarsi soavi figure femminili trasfigurate dalla luce e immagini allegoriche di contenuto esplicitamente letterario con paesaggio di schietta ispirazione naturale», poi il ritratto, per il quale la moglie Barbara è stata il prediletto modello.  Per qualche tempo posta nell'ombra, l'opera di Emilio Rizzi ha riconquistato il pubblico sul fare degli anni Settanta, ed una esatta collocazione nella Storia artistica non soltanto bresciana.  Parte del merito di questa rivalutazione spetta senza dubbio alla figlia Miretta, che nel 1973 ha dato alle stampe una bella monografia e avviato una serie di mostre in varie città, con il patrocinio di Associazioni culturali ed Enti pubblici.  Alla vasta rassegna di Cremona, in occasione della quale è uscito il volume recante uno studio di Mario Monteverdi, altre ne sono seguite a Brescia (1975, 78); Cremona (1974); Milano e Firenze (1976), Lodi (1977).  Dai cataloghi via via susseguitisi si può riscontrare un costante aggiornamento documentario, anche delle opere ritrovate, dovuto alla amorevole dedizione della figlia Miretta (v.).
 
BIBLIOGRAFIA
Sta in: M. RIZZI MIARI, M. MONTEVERDI, «E.  Rizzi», Seletecnica Ed., Milano, 1973.
M. RIZZI MIARI - R. BOSSAGLIA, «Mostra celebrativa di E. Rizzi organizzata dalla Società per le B.A. ed Esposizione Permanente», Milano, febbraio 1976.
Si veda inoltre: M.E., Come si chiuse la XI Esposizione di Venezia, «La Sentinella bresciana», 4 novembre 1914.
«La Sentinella bresciana», 7 maggio 1924, Bresciani a Cremona.
L.V., Tavolozza triumplina, «Il Popolo di Brescia», 26 agosto 1938.
D. BONARDI, La sindacale a Brescia, «La Sera», Milano, 29 aprile 1940.
P. FEROLDI, Orientamenti e indicazioni della V sindacale, «Il Popolo di Brescia», I maggio 1940.
AEQUUS, Duecento opere di artisti bresciani, «Giornale di Brescia», 25 ottobre 1945. (Dello stesso si veda s.f. in data 24 ottobre 1946).
E.P.(asini), Vernice agli Indipendenti, «Il Popolo», 2 dicembre 1947.
«L'Araldo dell'arte», dicembre 1947, Gli Indipendenti a Brescia.
FAB., Le dieci interpretazioni della mostra in Fpi.@copio, «Il Popolo», 2 gennaio 1949.
G.V., Palchetto degli artisti, «Giornale di Brescia», 9 marzo 1954.
L. SPIAZZI, E. Rizzi, «La Voce del popolo», 17 ottobre 1975.
AA.VV., E. Rizzi, «Museo civico - Sala dei notai», Lodi, 18 novembre - 4 dicembre 1977.  AA.VV., E. Ri --i, «Galleria Bistro», Brescia, 21 ottobre 1978.
L. SPIAZZI, Arte in città, «Bresciaoggi», 28 ottobre 1978.
E.C.S.(alvi), Mostre d'arte, «Giornale di Brescia», 29 ottobre 1978.
 

RIZZI MIARI MIRETTA

Corchiano (Viterbo).

Unica figlia di Emilio Rizzi (v.) e sua allieva, pur non essendo bresciana, in città ha vissuto per anni, presenziando alle edizioni del «Premio Brescia», ad altre manifestazioni locali.
All'appassionata sua opera si deve la rivalutazione e la diffusione a livello nazionale dell'arte paterna, fatta conoscere con numerose e notevoli antologiche.  Abbandonata per lungo tempo la pittura, Miretta Rizzi vi si è riaccostata, riprendendo anche ad esporre.

 

RIZZO STEFANO

Secoli XV-XVI

Detto anche Rizzi, è presunto maestro di Gerolamo Romanino.  La sua figura è - come osserva M.L. Ferrari - avvolta nel limbo dell'indistinto, non si hanno elementi per chiamarlo in causa, se non si vuole accettare passivamente la tradizione. Lo stesso concetto esprime la più recente «Storia di Brescia».  Altri Autori può essere utile consultare: L. Lanzi («Storia pittorica»), P. Brognoli («Guida di Brescia») e il Fenaroli («Dizionario»).  Si veda: Stefano da Brescia.

 

ROBOLINI PIETRO

Brescia, 8 marzo 1928

Dopo aver frequentato lo studio di Augusto Ghelfi, per due anni ha studiato alla scuola della A.A.B. Presente a varie collettive cittadine e provinciali, fra le quali si ricordano: il Concorso «A.  Canevari» (1974) riservato ai dipendenti della Ideal Standard, con il quale Robolini ha preso contatto con il pubblico, ripetendo la presenza anche nel 1975; estemporanea città d'Iseo e Ancora d'oro a Desenzano (1976), le bresciane manifestazioni nel Salone di S. Spirito (1974, 75, 76), alla A.A.B., (1975, 76), alla «Galleria La Loggetta» (1975, 76). Mostre personali ha allestito a Montichiari (Salone Stella), Roneadelle (Hotel President), Brescia (Galleria del Carro) negli anni 1975, 76; a Vallio (1978) ed a Pralboino (1979). Paesaggista, sembra meglio esprimersi di fronte alla distesa lontananze delle torbiere, sotto alti -cieli in cui «la incidenza di luce o il suo calmo diffondersi fra alberi, acque, cespugli» riesce a rendere i valori atmosferici.  Non mancano tuttavia rustici di campagna colti nel loro rincorrersi di luci e ombre entro vluzze dalla accentuata prospettiva. Nelle nature morte s'afferma il costruttivo segno che, con il corposo colore, costruisce quotidiani oggetti ed utensili, fiori di «immediata e stimolante» gamma cromatica.
 
BIBLIOGRAFIA
A. MORUCCI, «Galleria del Carro», Brescia, 1-13 gennaio 1976.
 
  1. RODINI ORESTE
  2. ROGGERO GIAMBATTISTA
  3. ROGGERO TEOBALDO
  4. ROLANDI BALDELLI BRUNA

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