Dizionario dei Pittori Bresciani
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ROSA CRISTOFORO

Brescia, 1520-post 1577.

Dal Fenaroli è detto certamente bresciano.  Padre di Pietro (v.) quadratista, ebbe notevole fama sia in città che a Venezia, ricevendo elogi da noti storici.  Anzi, secondo recenti studi sarebbe, con il fratello Stefano (v.) il divulgatore nella Laguna 'di «una tecnica sconosciuta e che subito fu accolta con grande fervore, irradiandosi nelle regioni circumvicine fin quasi a precedere il diffondersi delle più scenografiche quadrature degli artefici mantovani». Del 1556 è la prima opera datata dei Rosa, nella chiesa di S. Maria dell'Orto a Venezia, opera notissima a quel tempo, ma distrutta con il ripristino delle originarie sembianze del sacro edificio, nel 1864. Della decorazione resta soltanto ricordo in una incisione del 1629. Databile al 1559-60 è invece altro lavoro a Venezia: la decorazione del vestibolo della biblioteca Marciana, decorazione giudicata ancor più favorevolmente della precedente. Chiamato a Brescia per esprimere giudizio su alcune dipinture della Loggia, qualche tempo dopo (1563) è invitato ad intervenire nello stesso palazzo per decorarne soffitto, meritandosi anche un premio oltre al pagamento pattuito.  Purtroppo l'opera è andata distrutta durante l'incendio del monumentale edificio, insieme alle tele di Tiziano, che sembra si sia più volte valso dell'opera dei Rosa per lavori in Venezia.  Altre decorazioni eseguì Cristoforo Rosa in collaborazione con il fratello Stefano; come la cappella delle SS.  Croci in Duomo vecchio, un soffitto di una sala in casa Maghini di corso G. Mameli, in palazzo Broletto, in casa Buffoli, ed altre ancora, che però sembrano riflettere prevalente mano del fratello. Il Fenarolo espone i motivi della certa morte di Cristoforo dopo il 17 giugno 1577, perché in quella data ricevette il saldo d'un lavoro per la demolita chiesa di S. Pietro de Dom, esistente un tempo a fianco del Duomo vecchio.
 
BIBLIOGRAFIA
P. SPINI, «Delle historie bresciane di E. Capriolo fatte volgari da:», 1585.
M. BOSCHINI, «La carta del navegar pitoresco», Venezia, 1660.
G.A. AVEROLDI, «Le scelte pitture di Brescia», 1700.
F. MACCARINELLI, «Le glorie di Brescia», 1747, Ed.  C. Boselli, 1959.
A.M. ZANETTI, «Della pittura veneziana», Venezia, 1771.
B. ZAMBONI, «Memorie intorno alle fabbriche più insigni di Brescia», 1778
L. LANZI, «Storia pittorica d'Italia», Bassano, 1795-1808, Ed. 1823.
F. NICOLI CRISTIANI, «Vita e opere di L. Gambara», 1807.
P. BROGNOLI, «Guida di Brescia», 1826.
S. FENAROLI, «Dizionario degli artisti bresciani», 1887.
J. SCHULZ, A forgotten chapter in the early history of Quadratura painting.- the fratelli Rosa,
«Burlington Magazine», 103, (1961).
V. INVERNIZZI, Lavori nella chiesa della Madonna dell'Orto, «Bollettino arte ministeriale ... », 1931-32.
A. VENTURI, «Storia dell'arte italiana», IX, parte Vlí.
A. MORASSI, «Catalogo delle cose d'arte e di antichità: Brescia», Roma, 1939.
PANAZZA-BOSELLI, «Pittura in Brescia dal '200 all"800», 1946.
C. BOSELLI, Spoliazioni napoleoniche, «Commentari dell'Ateneo», Brescia, 1960. «Storia di Brescia», Voll.  III, IV.
 

 

ROSA PIETRO

Secolo XVI
Figlio di Cristoforo (v.); secondo polizza d'Estimo, nato quando il padre aveva 23 anni.
Forse a motivo della attività paterna in Venezia, Pietro Rosa è stato allievo di Tiziano e suo prediletto.  Dal maestro è stato influenzato, pur dimostrando in alcune opere attenzione al Tintoretto e al Pordenone. Opere numerose, e rintracciabili a Ambras (Tirolo): alcuni ritratti nella sua spagnola del Castello; a Bagolino: parrochiale; Brescia: chiese di S. Francesco (S.  Michele), S. Giovanni Evangelista (Due guerrieri in una tela di T. Bona), S. Maria delle Grazie, Pavoniana (Visione di S. Eustacchio), in Duomo; oppure in alcune congregazioni: della Carità, dei Padri della Pace; nella Curia vescovile.  In provincia: a Farfengo, Iseo, Quinzano. Indicativa delle capacità di Pietro Rosa è la tela di S. Maria delle Grazie, Martirio di S. Barbara, unica, fra le «mediocri» che di lui si conoscono, accettabile «per lo schietto impasto cromatico». Controversa la data di sua morte: dapprima ritenuta possibile nel 1577 durante la peste; la data apposta nel retro del dipinto in Duomo lo dice ancora vivo nel 1619, quindi a settantasei anni. Per la nota documentarla si veda quella riferita a: Rosa Cristoforo.  Può essere utile anche la Voce: Rosa Stefano, che di Pietro fu zio.

ROSA STEFANO

Secolo XVI.

Fratello di Cristoforo (v.) e più giovane di lui di circa dieci anni (come risulta da polizza d'Estimo che dà notizie anche sul restanti membri della famiglia) è stato «garzone del Romanino». Sicuramente collaboratore del più anziano e abile fratello a Venezia, riceve invece a suo nome il pagamento per la decorazione del coro in Duomo vecchio di Brescia, così come a lui sembra si debbano attribuire i lavori di casa Buffoli, per «il veronismo illanguidito e anemico, anche se non privo di lucentezze».  Ancora attribuiti al minor Rosa i chiaroscuri nel soffitto della sala degli auditori in palazzo Ducale, a Venezia, e alcune dipinture nella bresciana demolita chiesa della Pietà. Per la nota documentaria si veda quella riferita a: Rosa Cristoforo. 13 7

ROSSI (DE) LAMBERTO ORAZIO

 v. DE ROSSI LAMBERTO ORAZIO

ROSSI FRANCO

 Palazzolo, 16 agosto 1940.

Giovanissimo intraprende a dipingere, affinando le naturali doti sotto la guida di Matteo Pedrali (v.) del quale è stato a lungo prediletto allievo. Dal maestro sembra dapprima aver derivato la formale sfacettatura compositiva, come si può osservare in Ragazzo coi limoni, in cui il figurativo si afferma nel piani cromatici riassuntivi e dove il particolare lascia spazio alla evocazione di stati d'animo e di atmosfere suggeriti dalla contemporaneltà. li soggiorno parigino dei primi anni Sessanta ha portato Franco Rossi ad attentamente osservare correnti a lui congenlalí, come «L'Ecóle de Paris» e quindi l'Espressionismo astratto americano-, per giungere al collages nati nell'ultimo scorcio del suo operare artistico.  Collages che, secondo Giannetto Valzelli, «sono una dichiarazione d'amore a una stagione di fecondità; ma c'è in essi anche una sapienza compositiva - la scelta della stoffa come colore, la marginatiira, la sfilacciatura, il taglio - che va oltre l'estro.  Lo attestano più che le figure su sgargianti paesaggi lacustri, le nature morte così perfettamente imbevute della luce che emanano le mezze tinte di fondo, i viola e i verdi tenerissimi». Presente a varie manifestazioni quali il Premio nazionale nel tempo libero di Perugia (1960), il Premio Palazzolo (1961) nei quali merità aurea ricompensa alle varìe edizioni del premio «Giovanni Treccani degli Alfieri» (Montichiari, 1962, 63, 64, 65, 66), al Premio D'Annunzio di Gardone Riviera (1964, 65, 66), al Premio Bergamo (1966), a Viadana ed al Palazzo reale di Milano (1966), sul fare degli anni Settanta ha interrotto l'attività espositiva per dedicarsi alla direzione dello «Studio F. 22» di Paiazzolo, che ancor oggi guida, allestendo mostre che raggruppano notevolissimi artisti.
 
BIBLIOGRAFIA
«Galleria La Loggetta», Brescia, 8-22 febbraio 1961, Pittori e scultori palaz olesi.
G. VALZELLI, Pi-imavera a S. Pancrazio, «Giornale di Brescia», 12 maggio 1966.
G. VALZELLI, L(>cchio dei bresciani sul Garda, «Giornale di Brescia», I ] giugno 1966.
«La strada», dicembre 1967.
 

 

ROSSI GIROLAMO

Brescia, 1547-ante 1614

Figlio di Battista di Lazzaro, sembra abbia svolto l'alunnato presso qualche epigono del Moretto, avendo tuttavia potuto osservare «modelli tintorettiani e veronesiani in suo soggiorno veneziano» forse fra il 1568 e il 1580. E dal Tintoretto ricava anche motivi compositivi, soprattutto per le opere che narrano episodi della vita di S. Alessandro, anche se le cromie risentono della scuola morettiana. Alcune opere sono giudicate significative, perché appartenenti al periodo maturo del pittore: Madonna e quattro Santi (Brescia, chiesa di S. Alessandro), Annunciazione (Isorella, chiesa di S. Rocco), Vergine e Santi (Brescia, chiesa di S. Giovanni Evangelista); anche se è rilevabile in esse «il connubio Moretto-Veronese».  Ma altre ancora Gerolamo Rossi ne ha realizzate: Brescia, chiese di S. Afra (Affreschi vari), S. Alessandro (.Uartirio del Santo, Madonna e serviti, Madonna e i SS.  Onorio, Giovanni, Girolamo), S. Francesco (brani di affreschi), S. Maria delle Grazie (affreschi); e poi a Quinzano, (Giudizio universale).
 
BIBLIOGRAFIA
L. COZZANDO, «Vago curioso ristretto...», 1694.
G.A. AVEROLDI, «Le scelte pitture di Brescia», 1700.
F. MACCARINELLI, «Le glorie di Brescia». 1747, Ed.  C. Boselli, 1959.
G.B. CARBONI, «Notizie storiche di pittori, scultori», 1776, Ed.  C. Boselli, 1962.
L. LANZI, «Storia pittorica d'Italia», Bassano, 1795-1808, Ed. 1823.
F. NICOLI CRISTIANI, «Vita e opere di L. Gambara», 1807.
P. BROGNOLI, «Guida di Brescia», 1826.
P. DA PONTE, «Esposizione della pittura bresciana».  Brescia, 1878.
S. FENAROLI, «Dizionario degli artisti bresciani», 1887.
A. VENTURI, «Storia della pittura italiana», IX, parte Vll.
THIEME-BECKER, Vol.  XXIX, (1935).
A. MORASSI, «Catalogo delle cose d'arte e di antichità d'Italia: Brescia», Roma, 1939.
PANAZZA-BOSELLI, «Pittura in Brescia dal '200 ali"800», 1946.  Con bibliografia.
C. BOSELLI, Spolia--ioni napoleoniche, «Commentari dell'Ateneo», Brescia, 1960.
«Storia di Brescia», Vol. 111.
 

ROSSI GIROLAMO

Pozzolengo, 1948.

Dal 1969 ha intrapreso la partecipazione a mostre collettive regionali in varie località, fra le quali si citano: Desenzano (1970, 73, 74), Valeggio sul Mincio (1972), Tezze sul Brenta, Mantova, Manerba, Ghedi, Legnago, S. Felice del Benaco (1973), Brescia (1973, 74, 75), Rivoltella (1973, 75), Angolo Terme (1974), Villanuova sul Clisi (1974, 75).  Mantova (1975), ecc.Mostre personali ha allestito a Castiglione delle Stiviere («Galleria Sagittario», 1972) ed a Desenzano («Galleria La cornice», 1975).  Nello stesso 1975 ha frequentato il corso estivo internazionale di tecnica dell'incisione a Urbino (Sezione xilografia). Secondo M. Ricordi, che lo ha presentato in catalogo, Girolamo Rossi è partito da un «paesaggismo di maniera, alla Cavallari per intenderci, ed è venuto accostandosi ad un diverso modo di intendere la realtà, raccontata attraverso il tono grande, come occhio di bimbo, che caratterizzava uno sguardo estatico, in parte stupefatto, di fronte alle simmetrie della natura.  E questo aspetto, per quanto siano spariti i tondi, per quanto la struttura narrativa, prima rac colta, si sia dilatata fino ad occupare tutta la superficie della tela, questo aspetto è rimasto nel Rossi recente, almeno al limite della struttura narrativa. t rimasto cioè il gran taglio orizzontale che divide l'opera, alzando al limite estremo il filo dell'orizzonte, è rimasto il modo di concepire gli spazi del paesaggio, come spazi autonomi, emblematici di una situazione e, al tempo stesso, come unità narrativa auto-sufficiente». Il colore intenso e cupo, ricompone, narra un mondo che, sia pure lontanamente, rammemora l'esempio di Ennio Morlotti, avvicinando le composizioni paesaggistiche ad una sorta di neo-naturalismo con «la gestualità e la carica emozionale dell'informel». Ne sortono visioni che hanno la particolarità compositiva di intagli cromaticamente preziosi, anche se armonizzati su tonalità smorzate.
 

 

ROSSI GIUSEPPE

Dello, I I marzo 1918 - Azzano Mella, 21 agosto 1976.

Uomo e artista: così è ricordato Giuseppe Rossi, alla cui memoria Azzano Mella nel 1977-78 ha intestato un «Premio di pittura» annuale.  Brano di un ideale testamento spirituale del pittore potrebbero essere le affermazioni che, in tutta modestia, soleva ripetere: La fantasia mi sprona a voli pindarici, ma voglio restare terra terra.  Lasciare un segno che sia comprensibile alla mia gente.  Ecco, vorrei prenderla per mano e farle scoprire i segreti di questo nostro piccolo mondo assai più allettante di quanto a prima vista non sembri.  Fiori, campi, case sono da capire e da amare. A questo credo, non soltanto artistico, rimase sempre fedele. Ultimo di numerosi figli di Giuseppe e di Santa Dolfini, ancor giovane manifesta predilezione alla pittura, ma le modeste condizioni della famiglia non gli consentono di dedicarsi interamente all'arte, coltivata nei momenti liberi dalla professione di decoratore e affinata tramite un corso di disegno delle Scuole Riunite di Roma. A soli diciotto anni era stato chiamato alle armi e per sette anni prigioniero in Africa.  Al suo ritomo a casa, per assecondare la passione della giovane moglie, attrice della compagnia comunale, dedica ore ed ore per approntare scenari di varie commedie; e con la «fedelissima Maria» si adopera in seguito a una serie di interventi a favore del paese: non c'era manifestazione che non lo vedesse partecipe. Nella cittadina dove ha trascorso la vita, sono ricordate sue «piccole mostre e i suoi quadri si vendevano bene e questa fu la sua grande soddisfazione, specialmente nell'ultimo periodo della sua esistenza quando, colpito da inesorabile male, si ritirava nella sua stanzetta trovando un poco di conforto nei suoi colori», come ci ricorda la figlia Vanna. La bontà dell'uomo si riflette nelle opere pittoriche intrise di delicata contemplazione della natura, dedicate «al mutare delle stagioni, sensibili al panorama umano che il paese offriva al suo sguardo».  Resta il messaggio, oltre il valore d'arte: l'amore.
In occasione d'una edizione del Premio azzanese, che già riunisce nomi d'artisti affermati, il giovane Biemmi ha offerto ai familiari di Giuseppe Rossi un ritratto del compianto pittore.
 
BIBLIOGRAFIA
«Giornale di Brescia», 8 gennaio 1978, Ad A ano Mella assegnati i premi d'arte G. Rossi. «Giornale di Brescia», 9 gennaio 1978, Un circolo culturale nasce ad Azzano Mella. «Giornale di Brescia», s.d., (1978).  Un premio di pittura per ricordare cittadino benemeri to.

ROSSI INNOCENTE

Travagliato, 12 marzo 1938.

Allievo del prof.  Vittorio Trainini, pertanto anche affreschista. La scuola frequentata sulle impalcature «a ridosso degli, altari... l'occhio adolescente intruppato nelle angeliche teorie degli affreschi» ha maturato numerosi frutti in opere decorative portate a termine nelle chiese o in cappelle della nostra provincia: a Lograto, Travagliato, Rudiano, Berlinghetto, Rovato, Corzano, Trenzano, Binzacco... Nel più contenuti dipinti realizzati al cavalletto, sono invece paesaggi, figure, nature morte.  E se nei panorami campagnoli, colti per lo più nel tepore di sole, v'è «un intenso respiro, la Figura è solidamente costruita, la natura morta adagiata nel gesto di un dono» come ha sottolineato Giannetto Valzelli. Visioni e colori non discosti dalla tradizione lombarda, nella ricerca di solide, compatte composizioni rese con tratto scandito, impressionistico e finemente intessuto.  Ma nell'impegno pittorico di Innocente Rossi, autore altresì di numerosi fiori, di ritratti, di minuscoli motivi sacri, s'avverte l'attenzione al problemi degli umili, cui si accosta con vibrante sensibilità. La bresciana «Galleria Le Colonne», nel 1965 ha accolto l'esordiente pittore che, assorbito dalla intensa attività d'affreschista, ha in seguito assai raramente partecipato a mostre collettive o premi, oppure allestito personali. Si rìcorda quella ordinata nella Sala comunale di Travagliato, a cura del Circolo culturale, nel 1965, mentre l'ultima di cui si ha testimonianza risale al 1975, quando in città allineò una cospicua raccolta del motivi prediletti alla «Galleria d'arte A. Inganni».  Lontano da Brescia ha partecipato a Mostre dedicate ad Assisi e ordinate a Perugia negli anni 1979 e 1980.
 
BIBLIOGRAFIA
«Galleria Le Colonne», Brescia, 7-21 febbraio 1965.
A. MORUCCI, Galleria d'arte, «Biesse», a.V., n. 45, febbraio 1965.
«Giornale di Brescia», 10 aprile 1965, Il pittore Cento Rossi espone a Travagliato.  G.V., Dalla tavolozza di Collio, «Giomale di Brescia», 25 luglio 1974.
G. VALZELLI, «Galleria A. Inganni» Brescia, 21 dicembre 1974 - 2 gennaio 1975.
L. SPIAZZI, Arte in città, «Bresciaoggi», 28 dicembre 1974.
A. MORUCCI, Galleria d'arte, «Biesse», a, XV, n. 154, gennaio 1975.

ROSSI RENATO

Roncadelle, 26 luglio 1935.

Detto «Riccìo», è prevalentemente paesaggista e si ispira alla «malinconica atmosfera della pianura lombarda», anche invernale. Attratto dalla pittura fin da giovinetto, del clima artistico locale ha avuto sentore avvicinando noti artefici: Augusto, Gianni e Luigi Ghelfi, Ragni e Pierca, Domenico Lusetti che gli è stato maestro nelle aule della A.A.B. Nelle ore libere dal lavoro «Riccio» ha trovato così modo di «convertire in aria più tersa e in toni sempre meno terrosi le sue scorribande all'aperto». Sono nati paesaggi di Valle Trompia, dell'Iseo, ma anche d'Assisi e di,Venezia, o personaggi ambientati nelle località predilette, e se nei panorami s'afferma un tratto di «gentilezza espressiva nel naturale giro delle stagioni», l'uomo al lavoro è'affrontato con solidale affettuosità, pur nel tratto fattosi rude, quale la fatica effigiata. Presente in pubblico per la prima volta a Castelmella allo spegnersi degli anni Sessanta, da quel giorni Renato Rossi ha partecipato a ripetute collettive in seno alla A.A.B., alla «Piccola galleria U.C.A.I.», estendendo quindi le partecipazioni a mostre in Arco, Gardone Riviera, Leno, Calcinato, Collio, Gussago... quindi Sanremo, Imperia, Milano, Mantova... Oltre alla già ricordata, mostre personali ha allestito a Montichiari (1970), Castelmella (1971), Canneto S/0, (1971), Brescia (1971, 73, 75, 76, 77, 1980), Gardone V.T., Sirmione, Collio', Bovegno (1972), Roncadelle, (1973), Ponte di Legno, Perugia (1974), Boarlo (1975).  Accanto agli autori ricordati nella bibliografia, hanno scritto della pittura di Rossi: Jo Collarcho (1971), Attilio Mazza (1973), Nerina Valeri.
 
BIBLIOGRAFIA
«Giornale di Brescia», 7 gennaio 1970, La neve a Civine.
A.M. COMANDUCCI, «Dizionario dei pittori... italiani», Ed.  IV, (1972). «Galleria A.A.B.», Brescia, 22 dicembre 1973 - 7 gennaio 1974.
«Galleria Arengo», Brescia, 6-18 dicembre 1975.
A. RIZZI, «Galleria L'Araldo», Brescia, 20 febbraio - I I marzo 1976.
L. SPIAZZI, Arte in città, «Bresciaoggi», 27 febbraio 1976.
A. MORUCCI, «Galleria A.A.B.», Brescia, 24 dicembre 1976 - 6 gennaio 1977.
«Galleria S. Michele», Brescia, 2-14 febbraio 1980.
L. SPIAZZI, Arte in città, «Bresciaoggi», 9 febbraio 1980.
  1. ROSSI SUSANNA
  2. ROSSINI ANGELO.
  3. ROSSINI PAOLO
  4. ROTA SPERTI SERGIO

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