(Mastro). Secolo XV.
Orzinuovi, I I novembre 1949
Brescia, 1806 - Milano, 1857
Figlio dell'insigne archeologo ed epigrafista Giovanni, fu a Milano allievo del Comolli, indi del ravennate Gaetano Monti, noto anche nel Bresciano per aver eseguito varie opere celebrative o funerarie.
Stefano Fenaroli ("Dizionario degli artisti bresciani") definisce Giovanni Antonio Labus assiduo lavoratore del marmo, come provano parecchie opere fra le quali assai lodata la grande statue di padre Benvenuto Cavalieri, posta negli atri di palazzo Brera a Milano, accanto al Napoleone di Antonio Canova. Al Canova ha dedicato un bassorilievo custodito dalla Galleria d'arte moderna.
Di lui restano ancora il busto del vescovo di Brescia Gabrio Maria Nava collocato nel coro della chiesa dei SS. Faustino e Giovita, un Efebo con cornucopia ad adornare la nota fontana di piazza delle Erbe. Statue funerarie compose per il cimitero Vantiniano (tombe Monti e Valotti). Qui è pure una delle ultime fatiche dello scultore nostro:
La Religione assisa sull'arca di Noy, colma di simbolismo ma priva d'ogni palpito.
(1853) ,
Accanto alle opere realizzate per committenti del capoluogo lombardo, dove il Labus visse e morì, van ricordate l'attività di docente svolta nella Scuola di disegno e di plastica del'Istituto sordomuti milanese; le due statue per il Duomo, eseguite fra il 1855 e il 1857.
Nei "Commentari dell'Ateneo di Brescia" sono ricordate opere giovanili quando, poco più che quindicenne, nelle annuali mostre presentò dapprima una testa di Redentore (1818), Psiche fanciulla (1823); poi un busto in plastica e una medaglia sono ricordati nel 1826, la stessa pagina significando il merito acquisito dal giovane in seno all'Accademia milanese d'un premio privilegiato.
Rivaloro (MN), 1923.
REGIONE LOMBARDIA, Circuito lirico regionale 1974-1975, Ernani, Allestimento del teatro Grande di Brescia.
Lonato, I I maggio 1940.
Brescia, 23 febbraio 1925
Brescia, 1482 - 23 novembre 1538.
Alcuni studiosi danno la nascita al 1485.
Lungo sarebbe il dire adeguato a questo insigne artefice, uno dei sommi dell'arte dell'intaglio nella Brescia rinascimentale e soltanto in epoca relativamente vicina reso alla luce che gli compete ..
Architetto e intagliatore in legno, deve a Stefano Fenaroli la copiosa documentazione biografica, ma soprattutto la calorosa rivalutazione critica della sua attività scultorica.
AI 1502 risale forse la cornice lignea racchiudente la pala del Romanino sul coro della chiesa di S. Francesco, cui nel 1970 pose mano per il restauro la ditta Poisa, e al 1505 la perduta lettiga voluta da Francesco Martinengo e compensata con cento zecchini. Nel 1509 la prima opera documentata: è la cornice per la pala nella cappella del Sacramento nella chiesa di S. Giovanni evangelista; del 1513 altra cornice, per il dipinto che Gerolamo Romanino ha eseguito per la chiesa di S. Giustina a Padova. Il Fenaroli ("Dizionario degli artisti bresciani") narra che nel1516, mentre il Bonvicino e il Ferramo1a operavano alle ante dell'organo del Duomo Vecchio, il Lamberti eseguiva lavori di intaglio e di ornamenti allo stesso strumento.
Via via si estende la nota dei lavori affrontati da Stefano Lamberti, possono così citarsi la statua di San Rocco a Bassan'o Bresciano, quella di S. Antonio abate e la Pietà nella parrocchiale di Condino (1525), la Madonna di Passirano, il polittico nella chiesetta di Ragoli, piccola località nei pressi di Tione, ancora l'ancona Iignea di Vezza d'Oglio, la Madonna della chiesa di Corteno, considerata "il logico vertice conclusivo dell'arte del Lamberti".
Soltanto attribuita gli è la parte ornamentale del grande polittico di Giustino in Val Rendena.
Dal 1520 circa sembra tralasciare definitivamente la scultura e l'intaglio per dare maggiore spazio all'attività di architetto operoso nelle cittadine chiese di S. Maria De Dom, S. Maria dei Miracoli, in palazzo Loggia.
Personalità senza dubbio sconcertante e affascinante quella di Stefano Lamberti, che si dice sia stato notaio, oltre che architetto, intagliatore nel legno, scultore in marmo e in bronzo, e soprintendente comunale alle opere artistiche, tanto da essere stipendiato dalla municipalità con sessanta ducati annui.
I frutti dell'operosità creati va di Stefano Lamberti, sparsi nelle valli bresciane e del Trentino, traggono motivo di non facile identificazione e sicura valutazione dal fatto che sono "maturati" contemporaneamente a quelli del più noto Maffeo Olivieri (v.) così come, ancor oggi, gli studiosi si dibattono per rischiarare appieno concordanze formali con autori comensi e della Valtellina.
Senz'ombra di dubbio, ci sembra tuttavia di poter concludere che le sole opere note e certe pongono Stefano Lamberti fra i sommi plastici bresCiani d'ogni epoca. Analisi esauriente della figura e dell'opera del Lamberti è nella "Storia di Brescia."
Secolo XVIII.
Brescia, 20 novembre 1953.
Brescia, 17 settembre 1920 - Darfo, 3 giugno 1968.